L’illusione del benessere: aziende, apparenze e silenzi
Pubblicato da Mino Reganato in Lavoro · Martedì 22 Apr 2025 · 2:15
Tags: annunci, lavoro, subdoli, falsi
Tags: annunci, lavoro, subdoli, falsi
Viviamo in un’epoca dove l’immagine spesso conta
più della sostanza, dove il marketing ha imparato non solo a vendere prodotti,
ma anche a costruire maschere. Tra le più insidiose c’è quella del “successo
aziendale”, una narrazione confezionata con cura da molte imprese che, pur
navigando in acque incerte o addirittura tempestose, scelgono di apparire
solide e floride. Tale procedura, frequente soprattutto in sede di ostentazioni
costruite ad hoc per “gettare fumo” negli occhi di aziende o clienti con il quale
si sta avviando una collaborazione o una vendita, tenta di innalzare il brand
reputation il più delle volte senza avere una concreta struttura che possa poi
reggere l’operazione commerciale, evidenziando strategie aziendali gestite
“alla giornata” che si trasformano in veri e propri
“harakiri”
E uno degli strumenti più subdoli di questa
illusione è la pubblicazione di offerte di lavoro.
Scorrendo i portali dedicati, mi capita spesso di
imbattermi in annunci entusiastici: ricerche di personale, posizioni aperte
“urgentemente”, opportunità apparentemente concrete per giovani e
professionisti. Le aziende si raccontano come realtà dinamiche, in crescita,
con progetti ambiziosi e obiettivi globali ma a distanza di settimane, talvolta
mesi, nessuna risposta arriva, nessun contatto, nessun rifiuto, nessuna voce
dall’altra parte.
E allora nasce il dubbio: era davvero una ricerca
attiva? Esisteva davvero quella posizione? O si trattava solo di un’operazione
d’immagine?
Vi sono dunque aziende che pubblicano annunci
fittizi per dare l’idea di essere in espansione, attrattive, competitive, in
alcuni casi servono per ingannare investitori, fingendo una crescita
inesistente in altri, si vogliono testare gratuitamente i trend del mercato del
lavoro, raccogliere CV per “eventuali esigenze future” che non arriveranno mai.
In tutti i casi, è una forma moderna di manipolazione.
Molti candidati si sentono ingannati perché dietro
a ogni curriculum inviato c’è una persona, una speranza, un tempo dedicato.
Quando nessuno risponde, non è solo una mancata opportunità: è un messaggio
silenzioso che scivola tra le crepe dell’indifferenza, diventandone causa della
sfiducia soprattutto giovanile, in un sistema lavorativo che somma alla
frequente mancanza di un giudizio meritocratico, l’inganno verso una categoria
emotivamente provata dai continui tentativi alla ricerca di un futuro. Queste pratiche
non solo compromettono la fiducia tra aziende e lavoratori, ma generano un
clima di sospetto e stanchezza e le aziende perdono una cosa fondamentale: la
credibilità.
In un mondo dove tutto è comunicazione, la
trasparenza dovrebbe essere l’unico vero vantaggio competitivo perché una
reputazione si costruisce con i fatti, non con le apparenze. E oggi, più che
mai, c’è bisogno di verità, non di vetrine.
Forse è tempo che anche il mondo del lavoro impari
a rispettare il tempo, la dignità e l’intelligenza delle persone. Perché dietro
ogni “candidatura non vista” c’è una storia, e nessuna storia merita di essere
ignorata.
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