Come l’IA potrebbe salvare le pensioni dei lavoratori del settore turistico-alberghiero.
Pubblicato da Mino Reganato in Economia · Sabato 05 Lug 2025 · 4:00
Tags: Pensioni, Intelligenza, Artificiale, gemello, digitale
Tags: Pensioni, Intelligenza, Artificiale, gemello, digitale
L’intelligenza artificiale non solo entra nelle nostre vite
ma inizia a riscrivere le regole del lavoro e del valore economico. L’idea che
sia proprio l’IA a pagarci la pensione potrebbe sembrare provocatoria eppure,
nelle recenti dichiarazioni di Valeria Vittimberga, direttrice generale
dell’INPS, questa visione ha assunto contorni sorprendenti di plausibilità. Quanto
è emerso nel corso della trasmissione Codice, la vita è digitale, in onda su
Rai1 non è solo uno slogan da talk show, ma l’espressione concreta di
una riflessione sistemica su come la tecnologia possa diventare alleata del
welfare in un’Italia che invecchia e in cui i contributi dei lavoratori non
bastano più.
Per chi opera nel settore turistico-alberghiero, da sempre
soggetto a stagionalità, discontinuità contributive e turni massacranti spesso
mal retribuiti, questa prospettiva è tanto affascinante quanto urgente. I
lavoratori dell’ospitalità sono il cuore pulsante dell’economia esperienziale
italiana, ma raramente riescono a costruire una pensione solida tra contratti a
chiamata, part-time involontari e contributi versati a singhiozzo, la vecchiaia
è più spesso sinonimo di incertezza che di riposo.
La proposta della Vittimberga rovescia lo schema
tradizionale: non più solo anni di lavoro e versamenti previdenziali come unico
criterio per maturare la pensione, ma anche il valore digitale, relazionale e
informativo che ciascun lavoratore produce, anche dopo il pensionamento, una
sorta di "gemello digitale" che continua a generare valore. Nel
turismo, dove il sapere è spesso pratico, orale, fatto di gesti e relazioni,
questo concetto potrebbe diventare rivoluzionario. Pensiamo ad un maître che ha
trascorso 40 anni accogliendo Ospiti con classe, riconoscendo a colpo d’occhio
clienti affezionati, risolvendo problemi in tempo reale con diplomazia e
savoir-faire oppure a una governante d’albergo che conosce ogni stanza come le
proprie tasche, sa dove intervenire prima che accada il problema, e forma nuove
leve con un colpo d’occhio o ancor di più uno Chef che ha saputo creare nuove
ricette attraverso tentativi di sperimentazione. Queste competenze, oggi,
spariscono con la persona che va in pensione ma cosa accadrebbe se queste
esperienze potessero essere "digitalizzate", formalizzate,
trasformate in procedure, contenuti formativi, algoritmi predittivi?
Il concetto di asset digitale personale è esattamente
questo: un patrimonio immateriale che continua a generare utilità anche quando
il lavoratore è uscito dal mercato e nell’hotellerie dove il passaggio
generazionale delle competenze è spesso caotico ciò potrebbe essere la chiave
per valorizzare il lavoro svolto, trasformandolo in rendita anche dopo la
pensione.
Vittimberga suggerisce che questo valore dovrebbe poter
essere tassato, riconosciuto e capitalizzato ed il gemello digitale diventa
quindi una sorta di "lavoratore invisibile" che paga contributi ed il
lavoratore in pensione dunque, continua a beneficiare del valore prodotto dalla
propria versione digitale. In un settore come quello alberghiero, dove il turn
over è altissimo, questa innovazione potrebbe generare continuità e memoria
aziendale, abbattendo costi di formazione e migliorando la qualità del servizio.
E non è tutto!
Con l’adozione di sistemi di IA personalizzati, un
receptionist che va in pensione potrebbe lasciare il proprio avatar digitale a
disposizione del front office, capace di gestire richieste, aggiornare booking
engine, rispondere in più lingue e trasferire dati e feedback in tempo reale.
Un concierge virtuale che incarna le esperienze di una carriera intera questo
non solo aggiunge valore all’impresa, ma crea una nuova forma di previdenza:
quella fondata sulla capacità del sapere di restare attivo anche senza il corpo
che lo produce.
Tutto questo, naturalmente, richiede una rivoluzione
normativa di un sistema pensionistico che oggi si basa unicamente su versamenti
e retribuzioni. Domani, forse, potremmo avere un sistema misto, in cui le IA
personali sono soggette a contribuzione, esattamente come un lavoratore
autonomo e per il settore turistico-alberghiero crea una chance straordinaria
per dare dignità economica anche a professioni frammentate, stagionali, a volte
invisibili alle statistiche ufficiali, ma è anche una sfida culturale. Le
competenze informali devono essere codificate, il sapere pratico deve essere
digitalizzato, e le imprese devono investire nella formazione digitale dei
propri collaboratori solo così l’IA non sarà una minaccia, ma un’estensione
virtuosa del lavoro umano.
Se ben strutturato, questo meccanismo può finalmente offrire
al settore turistico-alberghiero italiano un sistema previdenziale degno del
valore che i suoi lavoratori generano non più solo pensioni da fame per chi ha
lavorato a chiamata nei mesi estivi ma un riconoscimento concreto del sapere
maturato sul campo, anche oltre la soglia dell’età pensionabile.
In conclusione, il futuro del welfare non può più essere
pensato con strumenti del passato se l’intelligenza artificiale può diventare
parte attiva dell’economia allora dovrebbe anche partecipare al finanziamento
della previdenza e in questo nuovo scenario, i lavoratori del turismo, spesso
ultimi nella scala gerarchica del riconoscimento economico, potrebbero
finalmente vedere valorizzata la loro esperienza.
Non più solo lavoratori stagionali, ma produttori di
capitale immateriale che continua a generare valore e a pagare, finalmente, una
pensione più giusta.
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